Introduzione
Tendiamo a pensare al mal di schiena come a qualcosa che arriva con l’età, dopo anni di ufficio, posture scorrette e sforzi fisici. Una di quelle cose da adulti.
Ma cosa succederebbe se la vera partita per la salute della tua colonna si giocasse già durante la pubertà — quando ancora sei in crescita, fai sport e probabilmente non pensi affatto alla schiena?
Uno studio longitudinale pubblicato nel 2026 su The Spine Journal (Lund et al.) ha monitorato un gruppo di persone attraverso risonanze magnetiche per 26 anni, dagli 8 ai 34 anni di età. I risultati spostano radicalmente il focus della prevenzione: la degenerazione discale accelera in modo drammatico tra gli 11 e i 19 anni, molto prima di qualunque lavoro usurante o stress adulto.
Vediamo cosa ha trovato questa ricerca e cosa significa per te — o per i tuoi figli.
SPOILER: lo studio porta a conclusioni abbastanza preoccupanti, ma la realtà è molto meno brutta di quello che sembra. Ci sono delle debolezze metodologiche importanti e saranno esaminate a fine articolo. vi lascio il mio video di Youtube che commenta lo stesso articolo
Cos’è la degenerazione discale e come si misura
I dischi intervertebrali sono le strutture ammortizzanti che si trovano tra una vertebra e l’altra. Con il tempo, possono perdere idratazione, altezza e resistenza meccanica: questo processo si chiama degenerazione discale (DD).
Nello studio è stata usata la scala di Pfirrmann per valutare lo stato di ciascun disco in risonanza magnetica. Il grado 1 indica un disco sano, il grado 5 uno molto compromesso. La soglia di degenerazione è stata fissata a un grado ≥ 3.
Per misurare il carico complessivo su tutta la colonna lombare, i ricercatori hanno calcolato il Pfirrmann Summary Score (PSS): la somma dei gradi dei cinque dischi lombari, con un range da 5 (tutto sano) a 25 (tutto degenerato).
I dati dello studio: la progressione per età
I risultati sono chiari e, per certi versi, sorprendenti.
A 8 anni: solo il 5% dei bambini mostrava almeno un disco con segni di degenerazione.
A 11 anni: la percentuale saliva già al 12%.
A 19 anni: il dato compie un balzo enorme, arrivando al 48%. Quasi un adolescente su due giunge alla maggiore età con alterazioni strutturali visibili alla risonanza.
A 34 anni: il 72% dei partecipanti aveva almeno un disco degenerato.
Il dato più significativo non è la prevalenza finale, ma la velocità di progressione: tra gli 11 e i 19 anni il PSS aumentava di 0,55 punti all’anno. Tra i 19 e i 34 anni, questa velocità crollava a soli 0,08 punti all’anno. L’adolescenza non è solo un momento di cambiamento — è il momento in cui la colonna subisce le trasformazioni strutturali più rapide di tutta la vita.
MESSAGGIO DA PORTARE A CASA: La fase più critica per la salute dei tuoi dischi intervertebrali non è l’età adulta, ma l’adolescenza.

Perché la schiena si deteriora così in fretta durante la pubertà?
La spiegazione è biologica, non comportamentale.
Tra i 10 e i 16 anni avviene un cambiamento profondo nella struttura del disco: i vasi sanguigni delle placche terminali vertebrali si chiudono progressivamente, interrompendo il rifornimento diretto di nutrienti al disco. Contemporaneamente, la crescita corporea aumenta il volume dei dischi stessi, costringendo i nutrienti a percorrere distanze sempre maggiori per raggiungere le cellule interne.
In questo stesso periodo le cellule notocordali — dotate di capacità rigenerativa — vengono sostituite da cellule di tipo condrocitario, meno adatte all’ambiente acido e povero di ossigeno del disco maturo. Il risultato è un disco sotto stress nutrizionale, in rapida trasformazione strutturale.
Questo non significa che un adolescente stia facendo qualcosa di sbagliato. I ricercatori hanno sottolineato un punto importante: questo processo accelerato non è correlato ai livelli di attività fisica. Muoversi, fare sport, condurre una vita attiva non causa questa usura precoce. La biologia segue il suo corso indipendentemente.
Non tutti i dischi invecchiano allo stesso modo
La degenerazione non è uniforme lungo tutta la colonna. Lo studio ha evidenziato un pattern chiaro:
Livelli lombari superiori (L1-L2, L2-L3): rimangono relativamente stabili nel tempo, con alterazioni minime.
Livelli lombari inferiori (L4-L5, L5-S1): sono i segmenti più vulnerabili. Subiscono le trasformazioni più precoci e più gravi, probabilmente perché sopportano la maggior parte del carico biomeccanico della colonna durante i movimenti quotidiani, le flessioni e le torsioni.
Questo dato ha implicazioni pratiche: quando si parla di ernia del disco o di protrusioni lombari nell’adulto, quasi sempre riguardano proprio L4-L5 e L5-S1 — esattamente i livelli che mostrano la vulnerabilità più alta già in giovane età.
Il collegamento con il mal di schiena futuro
Lo studio ha analizzato anche la comparsa del mal di schiena (low back pain, LBP) nella vita dei partecipanti.
Il risultato più importante riguarda l’età di 19 anni come momento predittivo: i partecipanti che a 34 anni riferivano di aver sofferto di mal di schiena mostravano già a 19 anni una degenerazione discale più avanzata o diffusa rispetto a chi era rimasto asintomatico. In altre parole, la condizione della colonna alla fine dell’adolescenza lascia un’eredità biologica misurabile nel tempo.
Tuttavia — ed è un dato rassicurante — a 34 anni la degenerazione era così diffusa (72%) che veniva riscontrata frequentemente anche in persone completamente senza dolore. La presenza di un disco usurato non equivale necessariamente a sofferenza: molti adulti convivono con una colonna “invecchiata” mantenendo una perfetta funzionalità quotidiana.
Il messaggio non è allarmismo, ma consapevolezza.
In particolare da notare che nello studio chi riportava di aver avuto mal di schiena lo faceva solo sulla base della sua memoria e senza criteri precisi di durata o intensità. Quindi il dato che correla la degenerazione discale a 19 anni con un maggior rischio di mal di schiena da adulto è molto debole e non regge
Limiti dello studio
Prima di trarre conclusioni definitive, è importante conoscere i limiti di questa ricerca.
Il campione era relativamente piccolo — 40 partecipanti al completamento dello studio — il che riduce la capacità di rilevare differenze tra sottogruppi (ad esempio tra maschi e femmine, o in base al livello di attività fisica). Il lungo follow-up di 26 anni ha comportato anche una perdita progressiva di partecipanti, con possibile bias di selezione.
Il dolore lombare era auto-riferito dai partecipanti, rendendo i dati soggetti a possibili imprecisioni di memoria. Inoltre, le tecniche di risonanza magnetica usate nei primi anni di studio erano diverse da quelle degli anni successivi, il che ha limitato la possibilità di valutare alcune caratteristiche degenerative come le variazioni Modic.
Infine — come in tutti gli studi osservazionali — lo studio dimostra un’associazione tra degenerazione precoce e mal di schiena futuro, non una causalità diretta. Sono necessarie coorti più ampie per confermare questi risultati.
Cosa significa tutto questo in pratica
Il fatto che i dati riportino una degenerazione del disco già in giovane età in maniera indipendente dall’attività fisica, ma che allo stesso tempo questo NON CORRISPONDA a una prevalenza importante di dolore lombare a quell’età ci conferma ulteriormente che il “danno” Discale non è correlato direttamente al dolore.
Come abbiamo già visto in altri articoli sul mal di schiena e su come il disco si modifichi e altri sulla complessità del dolore, il fenomeno è molto più articolato e dipendente da molte altre cose.
Conclusione
Perché ho voluto commentare questo articolo? Perché è importante comprendere come NON ci sia in realtà un collegamento diretto tra degenerazione del disco e dolore. Sappiamo che avere un esito di una risonanza Magnetica può portare la persona a provare più dolore in seguito ai meccanismi di catastrofizzazione. Reputo quindi importante commentare uno studio che altrimenti può portare le persone a sviluppare più paura del necessario.
Un disco intervertebrale può cominciare a cambiare strutturalmente già a 11 anni. A 19, quasi uno su due adolescenti mostra segni visibili di degenerazione. A 34, è la norma — ma non necessariamente si collega al dolore.
La schiena non è fragile. È però un sistema che inizia il suo percorso molto prima di quanto pensiamo, e che risponde bene a chi lo ascolta e lo sostiene nel momento giusto.
Fonte: Lund et al. (2026). Uncovering the Origins of Lumbar Disc Degeneration: A 26-Year Journey from Childhood to Adulthood. The Spine Journal.