La Spalla Congelata: Fisioterapia e stile di vita - Luca Pella

La Spalla Congelata: Fisioterapia e stile di vita

La Spalla Congelata (Frozen Shoulder in Inglese) rappresenta una condizione molto complessa che si manifesta con una spalla molto dolorosa che progressivamente si irrigidisce sempre di più.

In passato l’errore è stato quello di considerarla un puro problema meccanico e iil trattamento che veniva proposto era principalmente legato a quel tipo di concezione.

Capsula? di cosa si tratta??

Intorno alla articolazione tra omero (osso del braccio) e Scapola, troviamo una struttura fibrosa che permette alle ossa di mantenere una maggior congruenza durante il movimento.

Questa struttura è molto innervata perché serve al sistema nervoso per avere una percezione maggiore e più precisa del movimento dei due capi ossei.

Diversi fattori possono contribuire a portare un aumento di infiammazione della capsula portando dapprima un incremento del dolore e in seguito a una apposizione maggiore di collagene (come se fosse una cicatrice) che la rende meno elastica e molto sensibile. Questo processo attraversa più fasi.

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Evoluzione della problematica

Per prima cosa è importante comprendere che non si tratta di una patologia di breve durata. Può durare molto tempo e attraversa almeno 3 fasi (secondo alcuni autori 4):

  • 1° Fase –> fase dolorosa (durata 2-9 mesi). Si caratterizza con la comparsa di un dolore continuo alla spalla in assenza di limitazione passiva del movimento. In questa fase è il dolore a limitare il movimento e non si è ancora strutturata una contrattura capsulare
  • 2° Fase –> fase della rigidità progressiva (durata 3-12 mesi). Insorge, oltre al dolore, una progressiva perdita del movimento passivo. In artroscopia si evidenzia una perdita del volume capsulare, caratterizzata da una densa e proliferativa sinovite ipervascolare con formazione cicatriziale. In pratica si ha un aumento della vascolarizzazione importante in seguito all’INFIAMMAZIONE con conseguente apposizione di collagene cicatriziale.
  • 3° fase –> fase del congelamento (durata 9-14 mesi). In questo stadio il dolore si riduce a riposo. Il paziente avverte un range di movimento “confortevole”, superato il quale si presenta dolore. In artroscopia è visibile un sottile e residuo strato sinoviale senza ipervascolarità. La valutazione del paziente in anestesia non riscontra nessun recupero della mobilità, segno che la contrattura capsulare si è ormai strutturata. Questa fase può comprendere, per alcuni, il periodo dello “scongelamento”, per altri, lo scongelamento rappresenta una tappa a sè.
  • 4° fase –> fase dello scongelamento (durata minima 12 mesi, massima 10 anni). Fase caratterizzata da un lento recupero del R.O.M. risultante da un rimodellamento capsulare, in risposta all’uso del braccio.

Le fasi elencate caratterizzano e identificano la capsulite adesiva primaria.

La spalla rigida post-traumatica si differenzia dalla precedente limitazione articolare per il riconoscimento della causa scatenante e per l’evoluzione, che non rispetta le tappe proprie della capsulite idiopatica

fasi della spalla congelata

Cause della Spalla Congelata Primaria

Si parla di Spalla congelata o Capsulite Idiopatica ovvero in cui non si riconosce una causa singola.

Sappiamo che l’aspetto meccanico che prima era considerato primario, non c’entra praticamente niente e dà origine solo alla capsulite secondaria.

le cause più frequenti includono:

  • Diabete (più frequente)
  • Patologier Tiroidee
  • Post artroscopia (5-11%)
  • Sindrome metabolica
  • Disordini Connettivali come il Dupuytren (anche questo concomitante a fattori metabolici-cardiovascolari)
  • Adiposità
  • Fattori di stress psicologico prolungato (non sono fattori primari ma influenzano molto la risoluzione)
  • Calcificazioni importanti

Segni clinici

ci sono alcune caratteristiche che tutte insieme ci portano a considerare questa problematica come più probabile:

  • DOLORE
    – Notturno –> molto frequente e non dipende dalla posizione
    – Aumenta con movimenti rapidi e inaspettati (uno dei test diagnostici prevede una rapida extrarotazione)
    – A fine movimento in tutte le direzioni
    – Minimi ai test di forza (differenza con dolore da lesione tendinea)
  • Range di Movimento e caratteristiche
    – perdita globale
    – Rotazione esterna ridotta –> impossibile portare la mano dietro la testa

IL TRATTAMENTO E LA FISIOTERAPIA

Secondo il più recente consenso internazionale 2025 sulla spalla congelata ci sono alcuni trattamenti efficaci e altri inefficaci nelle varie fasi della problematica

FASE PRECOCE: IL DOLORE DOMINA SULLA RIGIDITÀ (Fase 1 e 2)

  • TRATTAMENTI EFFICACI:
  • infiltrazioni intra articolari di cortisone
  • educazione e rassicurazione (soprattutto riguardo i tempi della patologia)
  • Informazioni sul decorso naturale
  • programma di esercizi a casa per mantenere la forza e il movimento
  • TRATTAMENTI INEFFICACI – DA EVITARE IN QUESTA FASE
  • massaggio
  • immobilizzazione
  • calore-ghiaccio
  • ultrasuoni-elettroterapia
  • mobilitazioni e terapia manuale
  • chirurgia

FASE TARDIVA: LA RIGIDITÀ DOMINA SUL DOLORE (Fase 3-4)

  • TRATTAMENTI EFFICACI
  • chirurgia e trattamento in anestesia di plesso
  • mobilizzazioni e terapia manuale
  • esercizi attivi e in particolare in fase eccentrica per aumentare il movimento
  • programma di esercizi a casa
  • TRATTAMENTO NON EFFICACE
  • massaggio
  • agopuntura
  • immobilizzazione
  • ghiaccio

Trattare gli aspetti metabolici

Negli ultimi anni è diventato sempre più chiaro che la Spalla Congelata non è solo un problema locale della capsula, ma l’espressione di un processo infiammatorio e fibrotico che può essere fortemente influenzato da fattori metabolici sistemici. Condizioni come diabete, sindrome metabolica, adiposità e insulino-resistenza sono infatti tra i principali fattori di rischio associati allo sviluppo e alla persistenza della capsulite adesiva.

Studi recenti hanno evidenziato come alterazioni metaboliche, in particolare livelli elevati di leptina e insulino-resistenza, siano associate a maggiore dolore, maggiore disabilità e maggiore perdita di movimento nella spalla congelata.

La leptina, ormone prodotto dal tessuto adiposo, ha un effetto pro-infiammatorio e può favorire i processi di fibrosi, mentre l’insulino-resistenza è correlata a una risposta infiammatoria cronica di basso grado che può mantenere attiva la sinovite e la successiva rigidità capsulare.

Per questo motivo, soprattutto nei pazienti con fattori di rischio metabolici evidenti, il trattamento della spalla congelata dovrebbe includere anche interventi mirati al miglioramento della salute metabolica, in affiancamento alle terapie specifiche per fase.

Esercizio fisico regolare e adeguatamente dosato, interventi nutrizionali orientati alla riduzione dell’infiammazione sistemica e dell’insulino-resistenza, e la gestione dello stress cronico possono contribuire a modulare i meccanismi biologici che alimentano dolore e rigidità.

Integrare il trattamento locale con un approccio più ampio, di tipo biopsicosociale, non significa “curare la spalla con la dieta”, ma riconoscere che metabolismo, infiammazione, sistema nervoso e tessuti locali sono profondamente interconnessi. In molti casi, questo approccio può favorire una migliore evoluzione clinica e una risoluzione più efficace della problematica nel medio-lungo termine.

Trattare gli aspetti metabolici della spalla congelata. fisioterapia

Esercizio ad alta intensità – le HIIT

Sia l’esercizio fisico acuto che quello cronico sono in grado di ridurre i livelli di leptina, anche se l’effetto immediato dell’esercizio dipende dal pasto consumato prima dell’attività. Oltre agli effetti acuti, l’esercizio svolge un ruolo fondamentale nella riduzione stabile e a lungo termine dei livelli di leptina plasmatica. I dati disponibili indicano che, per ottenere una riduzione significativa della leptina, è necessario un volume minimo settimanale di attività fisica pari ad almeno 

180 minuti di esercizio a intensità moderata 

oppure

120 minuti di esercizio ad alta intensità.

Questi effetti risultano particolarmente rilevanti nei pazienti con spalla congelata e fattori di rischio metabolici, poiché la riduzione della leptina può contribuire a modulare i processi infiammatori e fibrotici coinvolti nella patologia. Inserire programmi di esercizio adeguatamente dosati non rappresenta quindi solo un supporto funzionale, ma una vera e propria strategia complementare per intervenire sui meccanismi biologici che influenzano dolore, rigidità ed evoluzione della capsulite adesiva.

Il thé verde – effetto sulla infiammazione sistemica

Il tè verde (Camellia sinensis) è una bevanda ricca di composti biologicamente attivi, in particolare polifenoli come l’epigallocatechina gallato (EGCG), che mostrano effetti positivi su diversi aspetti del metabolismo e dell’infiammazione sistemica. Le evidenze di una meta-analisi di ampio respiro indicano che il consumo regolare di tè verde è associato a miglioramenti nei fattori cardiometabolici, con riduzioni significative di peso corporeo, circonferenza vita, pressione arteriosa, glicemia a digiuno e alcuni lipidi plasmatici (colesterolo totale e LDL) nei soggetti con rischio metabolico elevato. 

Questi effetti sono importanti perché infiammazione cronica e disfunzione metabolica sono strettamente correlate con l’insulino-resistenza e la produzione di citochine pro-infiammatorie implicate nei processi di fibrosi e dolore nei disturbi muscoloscheletrici come la spalla congelata. Nonostante i risultati sugli specifici marcatori infiammatori (es. CRP, IL-6) siano eterogenei nei trial clinici, il tè verde ha mostrato potenziale antiossidante e una tendenza a ridurre alcune citochine pro-infiammatorie in contesti di sindrome metabolica. 

Dal punto di vista pratico, integrare il consumo regolare di tè verde in abbinamento a un adeguato stile di vita (attività fisica, dieta equilibrata) potrebbe contribuire a modulare l’infiammazione di basso grado e migliorare la salute metabolica, con possibili benefici indiretti sul decorso della frozen shoulder, in particolare nei pazienti con obesità, insulino-resistenza o altri fattori metabolici associati.

Negli studi clinici che hanno analizzato gli effetti del tè verde sui parametri metabolici e infiammatori, i benefici sono stati osservati con assunzioni regolari e protratte nel tempo, più che con un uso occasionale.

Tè verde come bevanda

  • La maggior parte degli studi mostra effetti positivi con 2–4 tazze al giorno di tè verde.
  • Ogni tazza fornisce approssimativamente 50–100 mg di catechine totali, di cui una quota rilevante è rappresentata dall’EGCG.
  • Il consumo quotidiano dovrebbe essere mantenuto per almeno 8–12 settimane per ottenere effetti misurabili su metabolismo e infiammazione.

Bibliografia

Bibliografia

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  4. Navarro-Ledesma S, et al. Stress, immune dysregulation and fibrosis in frozen shoulder. Int J Mol Sci. 2024.
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  13. Fassina P, et al. Safety and dosage considerations of green tea catechins in clinical practice. Nutrients. 2020.

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