Occhiali e senso di instabilità: cause e fisioterapia - Luca Pella

Occhiali e senso di instabilità: cause e fisioterapia

20 ott 2026 · @Luca

Il senso di instabilità con le prime lenti progressive è frequente e ha basi documentate: ottiche, oculomotorie e cervicali. La fascia attorno all’occhio entra in gioco come ipotesi plausibile, non ancora come dato dimostrato.

Un problema comune, spesso liquidato in fretta

Un uomo di 52 anni porta occhiali progressivi da tre mesi. Il primo mese è stato il più difficile; ora va meglio, ma alcune sensazioni non passano. Si sente instabile soprattutto quando guarda verso l’alto e ha nausea quando guarda il telefono. A tutto questo si aggiunge una rigidità cervicale localizzata sotto l’occipite.

Lo schema è coerente. Guardare in alto con le progressive significa estendere il capo e caricare la regione sottoccipitale; guardare il telefono significa usare la zona “vicino” della lente, con sguardo basso e convergenza. Sono proprio i due estremi in cui occhio e collo devono lavorare in modo diverso dal solito. La frase “devi solo abituarti” qui non basta: dopo tre mesi, l’adattamento si è fermato a metà strada.

In questo articolo vediamo cosa dice la ricerca, quali meccanismi sono stati studiati e perché, come fisioterapista che lavora con la Manipolazione Fasciale, considero anche le fasce dell’orbita una pista che vale la pena esplorare.

occhiali progressivi e vertigini

Cosa dice la ricerca

Gli studi più solidi riguardano gli anziani e le cadute; per la fascia 45-60 anni i dati sono pochi e su piccoli numeri.

StudioChiCosa ha trovato
Lord et al. 2002 [1]156 persone, 63-90 anniChi portava multifocali vedeva peggio profondità e contrasto dei bordi guardando dalla parte bassa della lente, e cadeva più del doppio (OR 2,29)
Haran et al. 2010, trial VISIBLE [2]Anziani portatori di multifocaliUn paio di occhiali monofocali da lontano per uscire riduceva le cadute in chi era attivo all’aperto, ma le aumentava in chi usciva poco
Siong, tesi PolyU [3]10 presbiti 50-70 anni alle prime progressiveCammino invariato, ma equilibrio dinamico (limiti di stabilità) peggiorato rispetto ai monofocali
Ellison et al. 2014 [4]31 persone sopra i 75 anni, portatori abitualiAmpie zone di spostamento prismatico nella lente, ma nessuna differenza di precisione: chi è abituato si adatta
Alvarez et al. 2009 [5]16 presbiti, adattati e non adattatiChi non si adattava riferiva vertigine, effetto “onda”, nausea e problemi di equilibrio, e aveva una vergenza oculare più lenta e meno modificabile

Il messaggio per la nostra fascia d’età è duplice. Il problema è concentrato nella fase di adattamento e nei compiti dinamici. E non tutti si adattano allo stesso modo: la capacità di ricalibrare i movimenti oculari sembra fare la differenza.

occhiali multifocali e fisioterapia vertigini

Perché succede: tre meccanismi documentati

1. La lente sposta le immagini. Una lente progressiva ha zone laterali e basse con distorsioni e spostamento prismatico [4]. Il mondo visto dai bordi non è esattamente dove sembra. Muovendo la testa, queste zone scorrono davanti all’occhio e producono il tipico effetto “onda” (swim effect).

2. Il riflesso vestibolo-oculare deve ricalibrarsi. Questo riflesso tiene ferma l’immagine sulla retina quando muoviamo la testa. Se una lente cambia l’ingrandimento, il riflesso deve modificare il suo guadagno: negli esperimenti classici con lenti ingrandenti l’adattamento in gran parte avviene in circa 30 minuti [6]. Con le progressive, però, l’ingrandimento cambia da zona a zona della lente, quindi la ricalibrazione è più complessa. A questo si aggiunge la vergenza: chi la adatta lentamente tollera peggio le lenti [5].

3. Il collo cambia lavoro. Per leggere dalla zona bassa si estende il capo; per guardare a terra si flette di più. I neo-portatori cambiano la strategia occhio-testa nelle prime settimane [7], e il design della lente modifica in modo misurabile i movimenti di testa, collo e tronco [8]. Un collo che lavora in modo diverso diventa una fonte di informazioni propriocettive diverse: e qui il discorso si fa interessante per il fisioterapista.

Il capogiro di origine cervicale è un quadro descritto in letteratura: nasce dal conflitto tra informazioni vestibolari, visive e propriocettive del collo, e viene trattato in modo simile al dolore cervicale, con la terapia manuale tra gli approcci più raccomandati [9].

Nel nostro caso la rigidità è proprio sotto l’occipite, e non è un dettaglio. I piccoli muscoli sottoccipitali hanno una densità di fusi neuromuscolari altissima: nei feti umani l’obliquo inferiore della testa arriva a 242 fusi per grammo [16], contro circa 2 del trapezio [9]. Sono sensori raffinati della posizione della testa, collegati con i sistemi visivo e vestibolare. La stessa review ricorda che il capogiro cervicogenico si accompagna spesso a sintomi neurovegetativi come la nausea [9].

vertigini e occhi hanno a che fare con il collo

Occhio, collo e piede: una sola catena

La posizione degli occhi nell’orbita orienta le risposte posturali di tutto il corpo, anche a occhi chiusi.

  • Il gruppo di Roll ha descritto una “catena propriocettiva” che collega funzionalmente i muscoli degli occhi a quelli del piede: le informazioni di collo e caviglia vengono sommate come vettori per orientare il corpo [10].
  • Ivanenko e colleghi hanno visto che vibrando i muscoli dorsali del collo il corpo oscilla nella direzione dello sguardo. Se gli occhi sono deviati lateralmente, l’oscillazione segue gli occhi, non la testa [11]. Durante il cammino, la stessa vibrazione fa accelerare nella direzione dello sguardo [12].
  • Anche senza informazione visiva, la sola posizione degli occhi sposta il centro di pressione sotto i piedi [13].

Per chi porta progressive questo ha una conseguenza pratica. Lo sguardo abituale si sposta più in basso e più in convergenza, il collo cambia assetto: il sistema nervoso deve rifare i conti tra dove guardano gli occhi, dove sta la testa e dove stanno i piedi. Finché i conti non tornano, la sensazione è di instabilità.

I Riflessi e il sistema oculare

Può capitare in questi casi che si instauri un Riflesso chiamato “Moro Visivo” esplorato e insegnato dal collega e amico Marcello Bettuolo nel suo metodo Fascia e Motor Control.

Testare la presenza di questo riflesso insieme agli altri riflessi primitivi può essere molto importante prima di proceder con il resto del trattamento in quanto se presenti, una volta integrati nuovamente possono ridurre di molto il resto del lavoro.

E la fascia di Tenone?

Non esistono studi che colleghino la capsula di Tenone alle lenti progressive. Esiste però un’anatomia che rende l’ipotesi ragionevole.

Cosa sappiamo. La capsula di Tenone è la guaina fibrosa che avvolge il bulbo oculare. Le sue espansioni circondano i muscoli extraoculari e formano i legamenti di contenzione. Gli studi di Demer hanno mostrato che i muscoli retti passano attraverso “pulegge” di tessuto connettivo, ancorate alla parete dell’orbita e legate alla fascia di Tenone. Lo strato orbitario di ciascun muscolo si inserisce sulla propria puleggia e la sposta durante la contrazione [14]. In altre parole, la direzione in cui l’occhio viene tirato dipende anche dal tessuto fasciale.

Il nodo della propriocezione. I muscoli oculari umani sono poveri di fusi neuromuscolari classici. Le candidate a fornire l’informazione sulla posizione dell’occhio sono le terminazioni a palizzata, alla giunzione muscolo-tendine. Oggi sappiamo però che hanno caratteristiche sia sensitive sia motorie, e la loro funzione è ancora discussa [15].

L’ipotesi. Le progressive spostano in modo stabile la posizione abituale degli occhi: sguardo più basso e più convergenza per la lettura. Questo cambia il carico sul sistema puleggia-Tenone e, attraverso le connessioni fasciali dell’orbita, sulle strutture che informano il cervello sulla posizione dell’occhio. Nel ragionamento della Manipolazione Fasciale, un tessuto che non scorre bene altera l’informazione propriocettiva che parte da quel segmento. Se l’occhio è l’inizio della catena descritta sopra, una disfunzione fasciale orbitaria o cervicale potrebbe rendere più difficile l’adattamento.

Come l’ho applicato nel caso. Il trattamento si è concentrato sulla muscolatura periorbitaria, in particolare sull’orbicolare dell’occhio. Il razionale è che l’orbicolare risenta delle tensioni dell’orbita e le trasmetta alla fascia epicranica, in continuità con la regione occipitale e sottoccipitale: un ponte meccanico tra movimento oculare e collo, che affianca il lavoro su sistema nervoso e riflessi. Ho usato in particolare i punti ST1 (Chengqi) e BL2 (Zanzhu), che nella corrispondenza che utilizzo coincidono con la catena anteriore e con quella posteriore del capo nel sistema Stecco.

Il primo passaggio di questa catena, da Tenone all’orbicolare, è il meno documentato: le due strutture sono su piani diversi e collegate in modo indiretto attraverso il setto e il tessuto connettivo dell’orbita. Il passaggio orbicolare-epicranio-occipite poggia invece su continuità fasciali ben descritte.

Va detto con chiarezza: è un modello clinico coerente con l’anatomia, non un meccanismo dimostrato. Serve a orientare la valutazione, non a promettere risultati.

Cosa fare in pratica

Il primo passo è sempre l’ottico o l’oculista; il fisioterapista entra quando l’occhiale è corretto ma il disagio resta.

  1. Controllare l’occhiale. Centratura, altezza di montaggio e design della lente contano. Un disagio che non migliora dopo alcune settimane va riportato a chi ha fatto l’occhiale.
  2. Dare tempo, ma con criterio. Muovere gli occhi più della testa nelle prime settimane e abbassare il capo, non solo lo sguardo, su scale e marciapiedi.
  3. Valutare un paio da lontano per l’esterno. Nel trial VISIBLE ha ridotto le cadute negli anziani attivi [2]; per chi cammina in montagna o fa sport può avere senso anche prima. In chi esce poco, invece, le cadute all’aperto sono aumentate: la scelta va personalizzata.
  4. Sistemare la postazione al computer. Uno schermo troppo alto obbliga a estendere il collo per usare la zona bassa della lente.
  5. Valutare il collo e il sistema fasciale. Se l’instabilità si accompagna a rigidità o dolore cervicale, una valutazione fisioterapica della propriocezione cervicale e dei rapporti occhio-testa è indicata [9]. Quando serve, si affianca alla riabilitazione vestibolare.

Quando non è “solo l’occhiale”. Una vera vertigine rotatoria, la perdita dell’udito, la visione doppia, difficoltà di parola o forza, un mal di testa improvviso e intenso o sintomi che peggiorano rapidamente richiedono una valutazione medica, anche se gli occhiali sono nuovi.

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Bibliografia

Riferimenti controllati su PubMed/PMC, sugli editori o sui repository istituzionali; [3] è una tesi di dottorato e [5] un atto di congresso, quindi pesano meno di un articolo con revisione paritaria.

  1. Lord SR, Dayhew J, Howland A. Multifocal glasses impair edge-contrast sensitivity and depth perception and increase the risk of falls in older people. J Am Geriatr Soc. 2002;50(11):1760-1766. doi:10.1046/j.1532-5415.2002.50502.x
  2. Haran MJ, Cameron ID, Ivers RQ, et al. Effect on falls of providing single lens distance vision glasses to multifocal glasses wearers: VISIBLE randomised controlled trial. BMJ. 2010;340:c2265. doi:10.1136/bmj.c2265
  3. Siong KH. Relationship between vision and balance in static and dynamic manners. Tesi di dottorato, The Hong Kong Polytechnic University. hdl:10397/82948
  4. Ellison AC, Campbell AJ, Robertson MC, Sanderson GF. Prismatic displacement effect of progressive multifocal glasses on reaction time and accuracy in elderly people. Clin Ophthalmol. 2014;8:891-902. doi:10.2147/OPTH.S58193
  5. Alvarez TL, Han S, Kania C, et al. Adaptation to progressive lenses by presbyopes. 4th International IEEE EMBS Conference on Neural Engineering, 2009. NJIT
  6. Collewijn H, Martins AJ, Steinman RM. Compensatory eye movements during active and passive head movements: fast adaptation to changes in visual magnification. J Physiol. 1983;340:259-286. doi:10.1113/jphysiol.1983.sp014762
  7. Hutchings N, Irving EL, Jung N, Dowling LM, Wells KA. Eye and head movement alterations in naive progressive addition lens wearers. Ophthalmic Physiol Opt. 2007;27(2):142-153. Univ. Waterloo
  8. Mateo B, Porcar-Seder R, Solaz JS, Dürsteler JC. Experimental procedure for measuring and comparing head-neck-trunk posture and movements caused by different progressive addition lens designs. Ergonomics. 2010;53(7):904-913.
  9. Li Y, Yang L, Dai C, Peng B. Proprioceptive cervicogenic dizziness: a narrative review of pathogenesis, diagnosis, and treatment. J Clin Med. 2022;11(21):6293. doi:10.3390/jcm11216293. MDPI
  10. Kavounoudias A, Gilhodes JC, Roll R, Roll JP. From balance regulation to body orientation: two goals for muscle proprioceptive information processing? Exp Brain Res. 1999;124(1):80-88. HAL
  11. Ivanenko YP, Grasso R, Lacquaniti F. Effect of gaze on postural responses to neck proprioceptive and vestibular stimulation in humans. J Physiol. 1999;519(Pt 1):301-314. PMC2269485
  12. Ivanenko YP, Grasso R, Lacquaniti F. Neck muscle vibration makes walking humans accelerate in the direction of gaze. J Physiol. 2000;525(Pt 3):803-814. doi:10.1111/j.1469-7793.2000.t01-1-00803.x
  13. Tamaru Y, Matsugi A. Eye position shifts body sway under foot dominance bias in the absence of visual feedback. Front Neurol. 2022;13:835450. doi:10.3389/fneur.2022.835450
  14. Demer JL. Current concepts of mechanical and neural factors in ocular motility. PMC1847330
  15. Blumer R, Carrero-Rojas G, Calvo PM, Streicher J, de la Cruz RR, Pastor AM. Proprioceptors in extraocular muscles. Exp Physiol. 2024. PMC10988737
  16. Kulkarni V, Chandy MJ, Babu KS. Quantitative study of muscle spindles in suboccipital muscles of human foetuses. Neurol India. 2001;49(4):355-359. PubMed

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